Ripensare il ruolo delle stazioni tramite i dati

Nella visione di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), le stazioni devono rappresentare il «nodo di integrazione tra la città e le reti di mobilità». Perché questo si realizzi, è necessario investire su nuovi dati e figure professionali capaci di costruire un'offerta ferroviaria efficiente e su misura. Intervista a Luigi Contestabile, responsabile sviluppo servizi delle stazioni in RFI. «Per trasformare le stazioni in veri e propri nodi intermodali e poli di servizi – dice Contestabile - occorre allargare lo spettro di azione e iniziare a parlare di mappatura degli spazi, di tracciature dei flussi di traffico, di matrici origine / destinazione»
01La svolta verso la mobilità integrata 02La necessità di nuove figure professionali 03Big data per un servizio efficiente e su misura

In linea con la politica europea dei trasporti, che punta a sviluppare l’utilizzo dei sistemi di trasporto collettivo rispetto alla mobilità privata su gomma, da anni RFI è impegnata a studiare nuovi sistemi di trasporto e di mobilità, identificare soluzioni mature e promettenti per integrare il sistema di mobilità del Paese e aumentare l’adduzione e la sinergia con il sistema ferroviario nazionale.

Oggi le stazioni svolgono il ruolo di epicentri della mobilità cittadina, luoghi di relazione e di comunicazione, anche grazie alle attività commerciali. Più precisamente, nell’attuale piano industriale RFI definisce le stazioni come nodo di integrazione tra città e reti di mobilità. Hub intermodali della mobilità urbana e polo di servizi. 

Per analizzare il rapporto tra big data e riprogettazione dell’offerta per gli utenti della stazione, ci siamo confrontati con Luigi Contestabile, responsabile sviluppo servizi delle stazioni in RFI. «Per assecondare l’estremo bisogno di riconnettere le stazioni alle città – dice Contestabile – occorre favorire le forme di trasporto condiviso, da quello pubblico convenzionale al car pooling, al bike sharing e al car sharing. E di conseguenza ridefinire le categorie dei servizi da offrire ai diversi target». 

 

01La svolta verso la mobilità integrata

«Parlando di big data – riprende Contestabile – non posso non pensare a quando nel 2011, da responsabile sostenibilità di Trenitalia, ho iniziato a porre l’accento sul tema della mobilità sostenibile integrata: era una fase storica nella quale – quando si discuteva di sostenibilità in azienda – si parlava quasi solo di ambiente, rifiuti e inquinamenti atmosferici. Il primo banco di prova è arrivato nel 2013, con la partnership tra ENI e Trenitalia per il lancio del servizio di car sharing “Enjoy”. Un’operazione di successo che ha fatto prendere consapevolezza della vastità del tema “mobilità sostenibile integrata”. L’avvento di Enjoy ha come scardinato una visione: l’intermodalità non poteva più essere trattata come un’attività di marketing o uno sviluppo di piattaforme IT. L’utente car sharing ha iniziato a chiedere spazi per i parcheggi e a pretendere auto disponibili per muoversi in città una volta sceso dal treno». 

Devono però passare altri quattro anni prima che Luigi Contestabile – da responsabile Trenitalia dei progetti di mobilità sostenibile integrata ed esperto di sistemi di trasporto a basso impatto ambientale – venga coinvolto in un nuovo incarico. Passando in RFI, diventa responsabile sviluppo dei servizi delle stazioni. «Da questa nuova posizione – spiega – ho capito che avrei trovato risposta alle domande che mi ponevo da qualche anno. Per far diventare le stazioni ferroviarie dei veri e propri nodi intermodali e poli di servizi, era necessario iniziare ad occuparsi di ciò che accadeva all’esterno delle stazioni stesse. Rivolgere l’attenzione solo all’interno era limitante: per definire un nuovo rapporto tra stazioni e cittadini occorreva allargare lo spettro di azione e iniziare a parlare di mappatura degli spazi, di tracciature dei flussi di traffico, di matrici origine / destinazione. Non sono un esperto di dati, né sono specializzato in ingegneria trasportistica: ma ugualmente mi era chiaro che l’intermodalità e i big data dovevano diventare un asset, trattati con risorse interne e non più delegati all’esterno come si faceva fino a quel momento».

02La necessità di nuove figure professionali

 

Per scaricare a terra le intuizioni legate all’intermodalità sostenibile, e governare così l’evoluzione di un’infrastruttura presente sull’intero territorio nazionale, a Luigi Contestabile occorreva circondarsi di persone qualificate a mappare l’esterno delle stazioni, analizzare dati georiferiti per correggere le criticità e iniziare a interpretare la domanda lato-utente, sulla base di un’esperienza completa.

«Con oltre duemila stazioni in tutta Italia – spiega Contestabile – c’era un enorme bisogno di dati su vasta scala. Dal primo nucleo di tre-quattro risorse, oggi siamo diventati una squadra di circa trenta persone altamente skillate. Nel mio team lavorano analisti specializzati in big data e dati georiferiti (GIS), persone capaci di gestire banche dati complesse, trasportisti esperti in servizi intermodali, urbanisti che sanno interpretare, leggendo le mappe dei dati, le potenzialità delle aree ferroviarie all’interno delle città. Senza tutte queste figure professionali sarebbe impossibile interpretare dati che riguardano gli operatori car sharing, la densità delle matrici origine / destinazione, il numero di auto elettriche, le colonnine di ricarica, i parcheggi e così via…».

03Big data per un servizio efficiente e su misura

L’ultima domanda “fuori onda” ci riporta ai desideri della lampada di Aladino. Potendo disporre di risorse infinite, economiche e umane, quali sarebbero i dati top player che Luigi Contestabile vorrebbe avere domattina sul suo computer?

«Non ho dubbi. I dati riguardanti la traiettoria completa di tutte le persone che si spostano e utilizzano il treno. Origini e destinazioni dei viaggiatori prima e dopo il loro transito in stazione, punti di entrata e di uscita, numero frequentatori in stazione istante per istante. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, si dovrà lavorare per definire le norme e per restituire in maniera efficace così tante informazioni. Ma quando avremo quei dati a disposizione, saremo in grado di impostare con enti locali e Comuni un sistema di adduzione perfetta alle stazioni ferroviarie, dimensionare perfettamente i percorsi interni alle stazioni, tarare al millimetro l’offerta ferroviaria sulle varie direttrici (nelle stazioni di entrata e uscita). A quel punto, la mia passione nell’unire i puntini e nel far crescere una squadra di risorse eccellenti, sarà pienamente soddisfatta