Napoli conteggi

Raccogliere dati – l’esperienza della stazione di Napoli Garibaldi: un labirinto di persone, mezzi e vita

Il primo articolo dedicato alla nuova rubrica "Dietro le quinte". Alessandro Sapienza, il nostro Data Analyst, ci parla della stazione di Napoli

A supporto della gran parte delle decisioni nell’ambito della politica della mobilità e dei trasporti vi sono dati numerici affidabili. Dalla pianificazione territoriale alla gestione e manutenzione delle infrastrutture fino alla regolazione del traffico, la raccolta di informazioni di qualità sulla realtà che ci circonda è la base fondamentale di ogni processo e servizio condotti da GO-Mobility. 

È proprio per questo che inauguriamo la nuova rubrica “Dietro le quinte”, dedicata agli aspetti più pratici del lavoro che si cela dietro la pianificazione della mobilità, con un articolo dedicato ai rilievi di traffico. Questa volta leggeremo le parole dell’Ing. Alessandro Sapienza, esperto di conteggi stradali in GO-Mobility, che ci racconta il proprio punto di vista, che cosa sono i conteggi e in cosa consistono. Nello specifico, nel lavoro effettuato presso la stazione di Napoli Centrale.
Quali inaspettate
avventure si nascondono dietro alla raccolta dei dati necessari alla pianificazione e al policy making?

Per iniziare: l’ingaggio

La raccolta e l’elaborazione dei dati di traffico stradale, ciclabile e pedonale è uno degli input fondamentali nel processo di analisi e modellizzazione dei sistemi di trasporto in quanto costituisce, insieme ad altre fonti dati (Big Data, Open Data), l’insieme di dati essenziale per la calibrazione e validazione dei modelli comportamentali per la stima della domanda di trasporto. 

Ma andiamo a vedere, dal punto di vista pratico, di cosa stiamo parlando. 

È una tipica giornata di lavoro quando, ad un certo punto, si parla di “campagna di conteggi” da programmare. Benissimo, si parte! Dove si va? In qualsiasi parte d’Italia! Ho partecipato ad innumerevoli campagne di indagini sul territorio italiano, dislocate nei posti più disparati del paese, da nord a sud. Ed ognuna ha la sua particolarità. 

Una campagna di indagine si articola secondo vari step. Si parte con la formulazione di un preventivo che si basa sulle caratteristiche delle postazioni da rilevare. I costi variano a seconda del numero di postazioni, della tipologia (ad esempio, sezione, intersezione, rotatoria, etc.), della durata complessiva di rilievo, della distanza, del mezzo di trasporto adottato per spostarsi e, infine, dall’urgenza. 

Il numero delle postazioni incide tendenzialmente sulla durata complessiva della campagna poiché occorre fare i conti con il numero di telecamere a disposizione e, allo stesso tempo, con la durata di ogni singolo rilievo. La tipologia delle postazioni ci informa sul costo di elaborazione del dato e sul numero di telecamere da adottare per postazione. A Roma, per esempio, Porta Maggiore rappresenta su mappa un unico punto da rilevare, ma potrebbero essere necessarie almeno 4 telecamere. Anche la durata del rilievo incide in maniera preponderante sui costi. Dal punto di vista della strumentazione, inoltre, la durata delle batterie, “limitata” nel tempo, incide sulla programmazione. 

La distanza è un altro elemento da considerare. Per via della pesantezza e della voluminosità della strumentazione ci si muove necessariamente in auto, privata o a noleggio a seconda dei luoghi da raggiungere. Generalmente, per un’area ristretta e situata all’interno del territorio metropolitano di Roma si effettua con auto di proprietà: una piccola e confortevole Pandina! Se poi si va lontano, già fuori regione, si noleggia un’auto. 

Un aspetto fondamentale da non dimenticare è quello della sicurezza. Essa incide, in modo particolare, sul posizionamento effettivo delle telecamere a bordo strada: non tutte le postazioni sono facili da rilevare e spesso si rischia di non poter svolgere affatto il conteggio. Alcune situazioni mostrano forti criticità in termini di sicurezza solo quando si è presenti in sito. È li che nascono spesso i problemi più grandi: tuttavia, una buona dose di esperienza permette di risolvere il problema con pochi accorgimenti. 

L’urgenza è un aspetto minore ma comunque rilevante per la programmazione. 

Ho fatto un piccolo excursus su quello che succede in fase di preventivazione e di programmazione. Ma adesso entriamo nel vivo di una vera e propria campagna di indagine. Ho già detto che ognuna ha la sua particolarità ed è per questo che ne voglio raccontare alcune già vissute, quelle più “rappresentative”.

 

Il nodo di Napoli Centrale

ingresso alla stazione di Napoli sotterranea

È il luogo che tutti dovrebbero visitare nella vita. Un concentrato di persone e mezzi di trasporto calato nella bellissima città di Napoli. Qui confluiscono treni regionali e a lunga percorrenza, metropolitana, circumvesuviana, linee autobus, urbane ed extraurbane, oltre al traffico privato. È un nodo di trasporto costituito da più stazioni, dislocate su più piani. In pratica un labirinto per chi vi transita. 

Al fine di modellizzare l’area di passaggio pedonale che collega la stazione di Piazza Garibaldi della Circumvesuviana alla stazione ferroviaria di Napoli Centrale, ci è stato richiesto il conteggio dei pedoni per una parte cospicua del nodo. La complessità di questa campagna di rilievo dipendeva da numerosi fattori, tra cui la numerosità delle entrate/uscite pedonali, che si aggiungevano alle attività commerciali sparse lungo tutta l’area di rilievo. 

Ma parliamo un momento della sofisticata tecnologia che permette il conteggio. 

Per poter rilevare tutte le Origini-Destinazioni nell’area, in aggiunta ai video di tracciamento dei pedoni è stato utilizzato un dispositivo che consente di rilevare i “mac address”, ovvero codici anonimi di cui sono provvisti tutti i dispositivi elettronici che hanno all’attivo la ricerca di linee wi-fi. Come funziona? Ogni telecamera capta un segnale proveniente da uno smartphone e ne registra l’orario di passaggio. Mettendo a sistema gli orari di passaggio in prossimità delle altre telecamere, è possibile determinare il percorso di chi utilizza quel dispositivo mobile, ovvero del pedone. Molta attenzione va posta all’installazione delle telecamere: devono essere posizionate in punti particolari e non troppo vicine tra loro. Una volta note le posizioni, da qui si ricavano tempi di percorrenza e velocità. 

C’è un altro elemento che può essere d’ostacolo: l’altezza del soffitto! Nel caso di Napoli è risultato disturbante poiché può generare, in alcuni punti, una potenziale difficoltà nel tracciamento dei pedoni. Altro elemento critico è relativo al grado di sicurezza. Per questo motivo abbiamo controllato in modo continuo le telecamere, sia in loco che da remoto. Inoltre, alla fine di ogni giornata di rilievo abbiamo smontato la strumentazione per poi rimontarla il giorno dopo.  

La campagna di rilievo è stata distribuita su tre giornate, coprendo le classiche ore di punta giornaliere (mattino, pomeriggio e sera). Ogni giorno operavano quattro telecamere, le stesse che poi ruotavano per l’intera campagna. Ottenute le autorizzazioni, senza le quali non si può cominciare, si programma la trasferta nei minimi dettagli. Noleggiamo un’auto. Si parte. 

Il lavoro sul campo

passanti nella stazione di Napoli

Le telecamere dovevano iniziare a conteggiare dalle ore 7:00 del mattino. Questo vincolo temporale ci costringeva ad effettuare il montaggio della strumentazione molto tempo prima. Tenuto conto che ogni telecamera richiede circa 15-20 minuti per l’installazione, era necessario cominciare a montare già intorno alle 5:30 del mattino. 

Siamo partiti da Roma alle ore 3:00 del mattino. A quell’ora la città è stupenda. Il traffico è ridotto al minimo, i semafori brillano al massimo del loro splendore, enfatizzando la luminosità dei propri colori su uno sfondo color notte, direi quasi “silenzioso”. È il mese di dicembre, ed il freddo fa la sua parte. 

Arriviamo a Napoli intorno alle ore 5:00, dopo aver percorso l’autostrada A1 completamente deserta. Parcheggiamo all’interno della stazione, in un clima già più frenetico. Quando fuori è ancora buio, le attività cominciano a germogliare, quasi a voler anticipare l’alba incipiente. Anche qui è bel tempo ma noi, oggi, monteremo la strumentazione al chiuso. 

Stabiliti i contatti con il personale di stazione e riuniti tutti gli operatori coinvolti, si procede. Il primo giorno di rilievo prevede l’installazione della strumentazione all’interno della stazione di Piazza Garibaldi, quella della Circumvesuviana per intenderci. Un luogo dove può accadere di tutto, in cui si percepisce quella spigliatezza prevalentemente partenopea e la frenesia dei pendolari, già esausti dal lungo viaggio per arrivare fin qui. La si vede sul volto delle persone. 

Vado in auto a prendere la prima telecamera. Mi porto dietro il palo di installazione, il box di registrazione, che pesa quasi quanto me, la valigetta con le cinghie di ancoraggio, i lucchetti con relative chiavi e una catena. Aiutandomi con le mani e le tasche a diposizione, cerco di distribuire il peso dei vari oggetti e, nel dirigermi verso il sito della prima installazione, avverto il fastidio di un cacciavite che trova spazio in qualche taschino. A completare il tutto, un giubbotto catarifrangente spalmato su una tuta sportiva. 

Procediamo al montaggio della prima telecamera nei pressi della biglietteria della Circumvesuviana, dove sono presenti i gate di ingresso ed uscita. Posiziono ed ancoro il palo di installazione ad un appiglio idoneo, che sia ben fermo, dal quale possa essere facile richiudere le due cinghie di ancoraggio. Avendo fatto un sopralluogo qualche giorno addietro, vado già spedito sull’appiglio più affascinante. 

Alzo il palo di installazione caratterizzato da una serie di elementi telescopici, proprio come se fosse una canna da pesca, e vi aggancio il box di registrazione. Effettuo poi il check del campo visivo ed il settaggio della telecamera.
In queste operazioni si cerca la visuale migliore (per ottenere il maggior numero di informazioni) e si definisce l’orario in cui la telecamera deve registrare (e per quanto tempo). Generalmente, il settaggio dei video è un’operazione che svolgo addirittura ancora prima di partire perché inizio e durata del rilievo sono già stabiliti. 

Ma la domanda sorge spontanea: la batteria reggerà tutto questo tempo? Sì, la registrazione è garantita per un tempo pari a circa 72 ore. Noi siamo però previdenti e ci portiamo dietro anche le batterie di riserva per qualsiasi imprevisto. Insomma, si parte carichi sotto tutti i punti di vista. 

Si procede con l’installazione di altre tre telecamere, una accoppiata alla prima al fine di inquadrare completamente tutta la sezione di passaggio ai tornelli, e due all’interno della stazione di Piazza Garibaldi. Il luogo, per certi versi sinistro, è situato negli abissi, a circa due piani più in basso rispetto al piano stradale esterno. Qui i treni in arrivo rilasciano flotte di passeggeri che, nel dirigersi verso l’uscita, invadono ogni spazio utile degli ambienti di risalita, mettendo in risalto la ristrettezza degli spazi. Ad aumentare questa criticità vi è un bar, posizionato sul corridoio sopraelevato che fa da cornice ai tre binari e, temporaneamente, le telecamere. Bisogna considerare come la strumentazione, a volte, può essere di intralcio ai pedoni se non segnalata opportunamente. 

Alle 7:00 le telecamere cominciano a registrare. Gli altri quattro ragazzi che collaborano con me si occupano del controllo della strumentazione. Adesso però si tratta di aspettare le 20:00 per poter iniziare a smontare tutto. Cosa facciamo per tutto questo tempo? Qualche giro per la stazione, un po’ di stazionamento nei pressi di qualche punto di ristoro, un caffè in quel bar e magari una bella sfogliatella napoletana fuori la stazione. Non manca il tempo per lavorare al pc. La stanchezza però incombe ed il tempo sembra non passare mai. Accade però che, quando stai fermo in un posto per un certo tempo, non puoi fare altro che osservare le persone ed i loro comportamenti. Ed è meraviglioso. 

Facce appena sveglie, sorridenti, cupe, grigie, assonnate, soddisfatte. Volti persi, indecisi, che arrivano da qualche parte ma non sanno dove andare. Il labirinto del nodo di Napoli Centrale ci mostra la sua enigmatica natura proprio quando andiamo di fretta e non sappiamo dove andare. Quando in realtà basterebbe leggere con la dovuta attenzione le varie indicazioni che si susseguono. Ed è proprio quando hai un giubbotto catarifrangente addosso che vieni preso di mira da chiunque, per una manciata di informazioni che nemmeno si sanno dare.

Il patrimonio di tempo a disposizione permetteva anche di raccogliere le caratteristiche dei flussi pedonali in gioco, le anomalie, gli elementi interferenti e, soprattutto, la struttura del wayfinding di stazione. Tra l’altro, per una buona modellizzazione in ambito pedonale è sempre utile conoscere dal “vivo” il comportamento degli utenti. 

Missione compiuta: è ora di analizzare i dati

Passano le ore, tutto sembra andare per il verso giusto. Le persone passano, il loro volto si chiede cosa siano quei pali, ma l’andatura frenetica del resto del corpo non lascia spazio agli sviluppi delle proprie curiosità. Arrivano le 20:00 e si comincia a smontare. L’operazione inversa del mattino, adesso, richiede sicuramente un tempo minore. Portiamo tutto in auto e si riparte, ma non verso Roma. Per questa volta ho deciso di rientrare al mio paese natale, situato qualche ora di auto più a sud. Dal punto di vista dei costi, l’opzione di alloggiare a Napoli è meno vantaggiosa rispetto a quella che ho scelto, a scapito di qualche ora d’auto in più. La stanchezza comincia a farsi sentire, arriva la notte ed io mi riposo per qualche ora. Domani la sveglia sarà alle ore 3:30. 

Ma oggi, come ieri, il procedimento è lo stesso. Cambiano le postazioni. Tutto procede bene, come il primo giorno. Gli ambienti ormai si conoscono bene, abbiamo imparato come organizzare al meglio il tempo tra montaggio e smontaggio e si fa sera molto più velocemente. Alla fine della terza giornata di rilievo si rientra a Roma perché la campagna di indagine si può dichiarare conclusa. 

I giorni seguenti prevedono la consegna dell’auto noleggiata ed il caricamento dei video sul computer. La fase di elaborazione del dato è, per certi versi, anch’essa delicata. Ci si affida ad un software disponibile online attraverso la piattaforma offerta dall’azienda proprietaria dell’hardware. Quest’ultima, attraverso algoritmi avanzati di riconoscimento di oggetti e persone, analizza i video ricevuti e restituisce i dati in formato Excel, pronti per effettuare eventuali elaborazioni e a fornire un po’ di numeri a chi deve procedere con gli step successivi. (www.miovision.com) 

Questa che vi ho raccontato in maniera molto sintetica, è una tipica campagna di indagine che prevede uno sforzo congiunto tra diversi attori, sia in termini di responsabilità che in termini di programmazione. Una pianificazione efficace ed esaustiva di una siffatta attività richiede anche uno sforzo mentale che si aggiunge a quello strettamente fisico. Deve quindi avvenire con le giuste tolleranze temporali e con un bagaglio di soluzioni alternative per far fronte a qualsiasi problematica. Una buona riuscita dell’attività si traduce inevitabilmente in una grande soddisfazione.